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La madre di Peter

 Diario e Testamento di un ignoto

Dedica

Mia nonna è nata nel 1880. Era uno spirito libero, non indossava il busto, come era ancora d’obbligo per le donne di allora, studiò canto e andò a Odessa a fare la bambinaia tedesca. Aveva tanta nostalgia di casa che perse i capelli. Quando tornò sapeva parlare il russo e riportò un bel bagaglio di canti russi. Sposò mio nonno, 10 anni più giovane di lei e, nel 1922, partorì il suo primo e unico figlio. Aveva 42 anni. Peter Leonid frequentò la allora rivoluzionaria scuola steineriana, a casa i genitori organizzavano concerti, nei  quali mia nonna cantava, anche le sue belle canzoni russe, mio nonno la accompagnava al pianoforte. Quando aveva 64 anni, l’opera della sua vita fù chiamata alle armi e dovette partire per la guerra. Era il 1944 e Peter aveva 22 anni.

La vita le concesse nel 1945 di riabbracciare il figlio incolume. Ma neanche un anno dopo il suo cuore cedette, penso anche perché quello di mio nonno era stato conquistato da una donna di 20 anni più giovane. Non saprei dire quanto cuore ci fosse effettivamente in quella conquista. Non vidi serenità in quel matrimonio.

Peter, mio padre, regalò il “Diario e testamento di un ignoto”, qui riportato, a Charlotte, mia madre – rimasta al suo fianco fino alla fine del millennio – in occasione del “primo compleanno festeggiato insieme” nel 1947, insieme ad altri tre racconti. Da quel poco che raccontava della sua vita da soldato in Italia so che il diario è autentico.

Voglio dedicare questa pubblicazione nell’archivio internet di Peter Podehl, anche nella bella e appassionata traduzione italiana di Matilde de Pasquale, a mia nonna Berta, detta “Muschi”, che io non ho conosciuto.

La donna dell’immagine si chiamava Sophie.

Peter morì 66 anni dopo l’accordatura del pianoforte.

Claudia Podehl

Diario e testamento di un ignoto

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