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Metalli pesanti

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Fulvio Ervas
Se ti abbraccio non aver paura
Marcos y Marcos

Il padre ha un amico scrittore, per un anno intero gli racconta del viaggio fatto, e lo scrittore scrive.
Un viaggio da sogno. Padre e figlio, amici per la pelle, aereo fino in Florida, moto in affitto, zaini in spalle, e via, coast to coast. Fermiamoci dove ci va, hot dogs, hamburger, musica country, Motel, Bed&Breakfast, ma anche 5 stelle, se del caso. Incontri come capitano, motociclisti da film americano che ci dicono che, per attraversare il deserto in moto, bisogna avere le magliette sempre bagnate. E così facciamo. Non sapere neanche più se è mercoledì o sabato. Giunti a Los Angelos, ora che facciamo? Un amico ci chiama dal Messico. Andiamo. Aereo, Guadalajara, macchina in affitto, Accapulco con una notte da incubo per un’intossicazione,  3 giorni di sosta dall’amico, in una casa vera. Poi Panama? Si, anche Panama, incontro con una giovane nonna che ci prega di portare una sua lettera alla nipote nel meridione brasiliano. Altre migliaia di chilometri? Andiamo! Sempre più fuori dal mondo civilizzato occidentale, incontri sempre meno conformistici, qualche puntata dagli indios. Il paese dove risiede la nipote è nel bel mezzo del nulla sconosciuto al mondo, sulla sconfinata costa atlantica del Brasile. Dove poi i dubbi, sottile filo conduttore del viaggio, trovano sorprendenti risposte, con un finale così incredibilmente e terribilmente bello che pensi sia inventato. Terribile? Si, perché c’è un “ma” che alleggia anch’esso su tutto il viaggio: la costante malinconia del padre, angelo custode e curioso scrutatore di suo figlio autistico. Irreparabile, lo si viene a sapere alla fine. I metalli pesanti, anche delle vaccinazioni, hanno colpito pesante, le vie di comunicazione in uscita da questo splendido ragazzo sono irrimediabilmente compromesse, eccetto una viuzza difficile, strettissima, ma fornitrice di immagini della consapevolezza di Andrea che colpiscono nel cuore. Alla fine del grande viaggio, anche Andrea ha fatto grandissime esperienze, impensabili per noi nella nostra stolta “civilizzazione” occidentale.
In tutta la sua a noi incomprensibile vita imbottigliata, Andrea è fortunato, perché è amato.

© Claudia Podehl

 

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